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"Non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere, che credono in quello che vedono"
(Galileo Galilei)


Jacques Yves Cousteau
Leonardo Da Vinci Joshua Slocum

“... e tirato dalla mia bramosa voglia, vago di vedere la gran copia delle varie e strane forme fatte dalla artificiosa natura, raggiratomi alquanto infra gli ombrosi scogli, pervenni all'entrata d'una gran caverna, dinanzi alla quale, restando alquanto stupefatto e ignorante di tal cosa, piegato le mie reni in arco, e ferma la stanca mano sopra il ginocchio, e colla destra mi feci tenebre alle abbassate e chiuse ciglia, e spesso piegatomi in qua e in là per veder dentro vi discernessi alcuna cosa, e questo vietatomi per la grande oscurità che là entro era. E stato alquanto, subito valsero in me due cose: paura e desiderio; paura per la minacciante e scura spelonca, desidero per vedere se là entro fusse alcuna miracolosa cosa ...”

(Leonardo Da Vinci)

“... ma anche se la corrente è contraria, che importa? E se è in nostro favore, dove siamo portati da qui e a quale scopo? I nostri piani per l’intero viaggio sono così irrilevanti che poco importa, forse, dove andiamo, perché la grazia del giorno rimane la stessa! Non è forse per questa consapevolezza che il vecchio marinaio è contento, fosse pure in mezzo alla burrasca e pieno di speranza anche aggrappato a una tavola in mezzo all’oceano? Certo è per questo! Poiché la spirituale bellezza del mare, facendo sua l’anima dell’uomo, non tollera infedeli sulla sua vastità sconfinata.”

(Joshua Slocum)

"Eravamo giovani quando ci siamo dedicati alla scoperta, alla esplorazione. Quando quello che ci interessava era scendere più profondo e vivere sul fondo del mare, recuperare i resti di una grande galera romana, affrontare gli squali, terrificanti e misteriosi mostri marini. E la gioventù è grintosa, entusiasta, totale, egocentrica, estremista, spericolata. Eravamo giovani e pensavamo a noi stessi, alla realizzazione dei nostri sogni. Poi siamo diventati adulti. Dunque più altruisti, più riflessivi. Allora l'interesse maggiore è diventato quello di raccontare le nostre esperienze, di coinvolgere gli altri nella nostra avventura. Lo scopo della vita è divenuto quello di infiammare gli animi, di accendere gli entusiasmi. Ci siamo resi conto che un uomo da solo non è nulla, se non si rapporta a quelli che lo circondano. Attraverso le immagini, attraverso i racconti, le esperienze vissute cambiavano forma, acquistavano spessore. Solo attraverso la divulgazione, la crescita dei singoli poteva diventare la crescita dell'intera umanità. Solo così il patrimonio di ognuno poteva entrare a far parte della cultura di tutti. Oggi abbiamo percorso il mondo in lungo e largo, ne abbiamo svelato e raccontato i segreti. Ora bisogna impegnarsi per conservare tutto questo. Ora si deve far sì che le immagini dei film, le storie dei libri non rimangano fine a se stesse. Bisogna lottare perché tutti abbiano diritto ad una vita felice in un pianeta ancora integro. "

(Jacques Yves Cousteau)

deà de l'acqua
Castel Soto Tera

ACQUASCURA

Stella era una graziosa bambina che amava la vita ed era molto curiosa verso il mondo che la circondava. Viveva in una bella casetta su una collina a contatto con la natura ed amava fare lunghe passeggiate nei boschi. Nel suo cuore le sembrava che ci fosse un solo modo giusto per far andare le cose. Proprio di fronte alla sua casa trionfava un enorme albero di Loto del Giappone, che in autunno si caricava di grandi e succosi frutti rosso arancio. Lei però non voleva mangiare quei frutti, poiché erano una delle cose che a suo parere non funzionava come doveva. Un giorno decise di fare una bella gita in un bosco vicino, seguendo il corso di un vecchio torrente. Camminando nell'autunno incantato, giunse in un luogo dove non era mai stata. Si affacciò ad uno specchio d'acqua. Era talmente scura che non si vedeva il fondo del torrente. Guardando il suo volto riflesso assieme ai rami degli alberi ed alle nuvole del cielo, un poco alla volta cominciò a pensare: "che strano, sembra quasi che dall'altra parte dell'acqua ci sia un altro mondo e questa non è acqua, ma una finestra dalla quale guardiamo al suo interno" era assorta nei suoi pensieri e cercava di immaginare come sarebbero andate le cose in un mondo diverso, anche se simile al nostro. Non si accorse quasi di nulla. Lentamente lo strato di foglie dal quale sporgeva scivolò e lei cadde finendo al centro di quell'acqua scura. Stranamente, le sembrò che ciò fosse accaduto, ma si ritrovò ancora sul ciglio dello specchio d'acqua a guardare in un mondo riflesso. Più incuriosita che turbata cominciò a pensare che forse era passata da un mondo all'altro e che ora, nonostante a lei non sembrasse, stava camminando con i piedi appoggiati ad un bosco all'insù, mentre il cielo si trovava all'opposto di dove doveva essere. "Chissà come sarà il resto delle cose" cominciò a pensare e decise di andare ad esplorare quel mondo apparentemente uguale. Con sua grande sorpresa non trovò il sentiero, ma si orientò lo stesso. Distingueva benissimo alberi e piante, perché li conosceva quasi a memoria. "Ecco una cosa sbagliata nel mio mondo: abbiamo un mucchio di sentieri e di strade che rovinano l'ambiente e non servono a nulla, mentre io riesco ad andare lo stesso dove mi serve". Si incamminò verso casa, ma la collina era vuota e selvaggia. "Forse in un mondo al contrario del nostro, le case non sono una cosa giusta..." pensò "...ma ora io dove andrò a dormire?" Nel bosco che aveva appena lasciato c'erano diverse grotte e forse poteva fare un giaciglio di foglie secche per coricarsi e passare la notte. Allora pensò che quello non sarebbe stato un problema. "E come farò per mangiare?". Fu così che si accorse che il grande albero dai frutti rosso arancio era lì, imperioso, al suo posto, con i rami carichi dei suoi preziosi doni. "Ma se l'albero è qui, anche nel mondo al contrario, allora forse vuol dire che è giusto così". Non era entusiasta dell'idea, ma forse era giunto il momento di rivalutare quei frutti che lei aveva sempre giudicati nel modo sbagliato. Non poteva esitare: ormai calava la sera e doveva pensare alle cose importanti. Mangiò i frutti dell'albero e capì che al di là di ciò che aveva sempre pensato, era una fortuna che la natura fosse fatta in quel modo. Dormì nel bosco e come aveva sperato fu un sonno tranquillo, perché lei non aveva paura. Però il giorno dopo pensò che se il mondo da cui era venuta era fatto a suo modo, forse valeva la pena accettarlo per quello che era, senza affannarsi a pensare come cambiarlo, ma cercando di preservarlo per come le era stato donato, assieme alla vita. Corse all'acqua scura e vi si tuffò senza pensarci un istante. Ritrovato il sentiero corse alla sua amata casetta e guardò il grande albero, rosso di tutti i suoi frutti maturi. "La vita ha una buccia indigesta ma dentro c'è molto di dolce per cui vale la pena di esserci" pensò. Allora capì che era giusto badare alle cose giuste e sbagliate del mondo, non per rifiutare quel che non va, ma per cercare di migliorarlo, amandolo per quello che è.

(e.t.)

guado Campagnole di Sopra acquascura Crevada Scuba adventures

"C'E' SEMPRE SPAZIO PER UN PAIO DI BIRRE CON UN AMICO"

Un professore stava davanti alla sua classe di filosofia e aveva davanti a lui alcuni oggetti. Quando la lezione cominciò, senza dire una parola, prese un grosso barattolo di maionese vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf. Quindi egli chiese agli studenti se il barattolo fosse pieno. Essi dissero che lo era. Allora il professore prese una scatola di sassolini, e li versò nel vaso. Lo scosse leggermente. I ciottoli rotolarono negli spazi vuoti tra le palle da golf. Chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno. Essi dissero nuovamente che lo era. Il professore prese una scatola di sabbia e la versò dentro il vasetto. Naturalmente, la sabbia si sparse ovunque all'interno. Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno. Gli studenti risposero con un unanime 'si'. Il professore estrasse quindi due birre da sotto il tavolo e versò l'intero contenuto nel barattolo, effettivamente si riempirono gli spazi vuoti. Gli studenti iniziarono a ridere ...

'Ora', disse il professore non appena svanirono le risate 'Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita. Le palle da golf sono le cose importanti - la vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e le vostre passioni preferite - e se tutto il resto andasse perduto e solo queste rimanessero, la vostra vita sarebbe ancora piena. I sassolini sono le altre cose che contano, come il lavoro, la casa, la macchina... La sabbia è tutto il resto - le piccole cose. 'Se mettete la sabbia nel barattolo per prima,' continuò, 'non c'è spazio per i sassolini e per le palline da golf. Lo stesso vale per la vita. Se utilizziamo tutto il nostro tempo ed energia per le piccole cose, non avremo mai spazio per le cose che sono davvero importanti per noi.

Fate attenzione alle cose che sono cruciali per la vostra felicità.

Trascorrere del tempo con i vostri bambini. Trascorrere del tempo con i vostri genitori. Visitare i nonni. Prendere il vostro coniuge e portarlo a cena fuori, dedicare del tempo alla cura della vostra persona e della vostra salute, alle vostre passioni preferite... Ci sarà sempre tempo per pulire la casa e falciare il prato.

Prendetevi cura delle palle da golf prima - le cose che veramente contano. Stabilite le vostre priorità. Il resto è solo sabbia.

Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse la birra. Il professore sorrise e disse: 'Sono contento che lo hai chiesto.' Le birre dimostrano che non importa quanto piena possa sembrare la nostra vita: c'è sempre spazio per un paio di birre con un amico!'


"Strano modo di comportarsi quello degli Uomini, Legolas! Posseggono qui una delle meraviglie del Mondo Settentrionale e come ne parlano? Chiamandole caverne! Caverne! Buchi ove rifugiarsi in tempo di guerra, ove immagazzinare foraggio! Mio buon Legolas, sai che le caverne del Fosso di Helm sono ampie e belle? Vi sarebbe un interminabile pellegrinaggio di Nani per venirle a vedere se si conoscesse l' esistenza di simili meraviglie. Ah sì! Pagherebbero in oro per poter dare appena un' occhiata!". "Ed io pagherei in oro pur di non entrarvi", disse Legolas, "e il doppio per uscirne se vi dovessi capitare!". "Non le hai vedute e perdono le tue parole scherzose", disse Gimli. "Ma parli come uno sciocco. Pensi forse che siano belle le stanze ove dimora il tuo Re, nei colli del Bosco Atro, e che i Nani aiutarono a costruire, molto tempo addietro? Ma non sono che tuguri in confronto alle caverne che ho visto qui: saloni interminabili pieni dell'eterna musica dell'acqua che gocciola in stagni splendidi come Kheled-Zaram al lume delle stelle. "E, Legolas, quando le fiaccole sono accese e gli Uomini camminano sui pavimenti sabbiosi sotto cupole echeggianti, ah! Legolas, allora gemme e cristalli e filoni di minerali preziosi scintillano sulle pareti lucide; e la luce risplende attraverso marmi ondulati simili a conchiglie, luminosi come vive mani di dama Galadriel. Vi sono colonne di bianco, di zafferano e di rosa-alba, Legolas, plasmate e modellate in forma di sogno; sorgono da pavimenti di mille colori per avvinghiarsi agli scintillanti soffitti: ali, corde, tende fini e trasparenti come nuvole ghiacciate; lance, bandiere, pinnacoli di palazzi pensili! Laghi tranquilli riflettono la loro immagine; un mondo sfavillante si affaccia sugli scuri stagni coperti di limpido vetro; città, che la fantasia di Durin avrebbe difficilmente immaginato in sogno, si stendono con viali e cortili circondati da colonnati, sino alle oscure nicchie ove non penetra la luce. D'un tratto, clic! Cade una goccia d'argento, e i cerchi increspati sul vetro fanno curvare e tremare ogni torre come alghe e coralli in una grotta del mare. Poi giunge la sera: le visioni sbiadiscono e scompaiono scintillando; le fiaccole passano in un'altra stanza, in un altro sogno. C'è una camera dopo l'altra, Legolas: un salone che dà su un altro salone, una scalinata su un'altra scalinata, una cupola dopo l'altra, e mai i serpeggianti sentieri interrompono la loro corsa verso il cuore della montagna. Caverne! Le caverne del Fosso di Helm! Felice il destino che mi condusse fin lì! Piango ora di doverle lasciare".

(J. R. R. Tolkien - il Signore degli Anelli )


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di Enrico Tirindelli
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